Home La nostra Storia

 Dona con PayPall o Carta   

  

 

5 X 1000

 

 

5X1000

 

Amici Speciali

Alessandro Bergonzoni

 

C'è chi dice:

"dopo di me, il nulla"

È una frase da eroi,

a volte da artisti,

da persone di spettacolo.

Forse lì va bene.

Per questa Fondazione

vale il contrario:

"Dopo di me, ancora"

I tre ancora:

ancora qualcosa,

ancora qualcuno,

ancora tutto.

È la regola del tre.

L'energia che non lascia mai al buio una città

non può lasciare nell'ombra

i suoi soli splendenti.

 
Alessandro Bergonzoni
 
 
Bergonzoni Alessandro
 
 
Stampa E-mail

LA NOSTRA STORIA

La Fondazione "Le Chiavi di Casa" onlus nasce nel 2005 da un gruppo di genitori di ragazzi e ragazze disabili, provenienti da esperienze diverse, con l'esigenza di garantire un futuro sereno ai proprio figli.

 

LA FONDAZIONE

 

CHE NE SARA' DI MIO FIGLIO, QUANDO IO NON CI SARO' PIU'?


Il genitore di un ragazzo disabile vive questo interrogativo, dentro di sé, come un doloroso vuoto, perché non basta rispondersi che le Istituzioni provvederanno ad una sua collocazione: spesso e solo "là dove c'è posto".


Per colmare nel modo migliore possibile questo vuoto, si è costituita la Fondazione di Partecipazione Le Chiavi di Casa onlus.

  •    Ventisei genitori hanno assunto l'iniziativa.
  •    Quindici Comuni del Distretto Pianura Est si sono dichiarati disponibili a continuare la collaborazione.
  •    Il Servizio dell'Area Dipartimentale Integrazione Sociale e Sanitaria del Distretto Pianura Est dell'Azienda Usl di Bologna presterà il necessario supporto tecnico.

Insieme alle suddette Istituzioni e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna è già stata avviata una felice "esperienza pilota", nello spirito della quale dovranno realizzarsene tante altre: tante quanti sono i ragazzi disabili.

 

Alcune particolarità caratterizzano la nostra Fondazione, rendendola fortemente innovativa:

  • Senza attendere la scomparsa dei genitori, e finché questi sono in grado di collaborare ad un armonico distacco del figlio, gradualmente viene costruito un percorso finalizzato all'uscita dalla famiglia.
  • I 15 Comuni del Distretto Pianura Est, l'Azienda U.S.L. e i genitori collaborano insieme alla progettazione ed alla realizzazione dei diversi progetti.
  • Le risposte alle necessità dei ragazzi dovranno essere il più possibile individualizzate: alloggi con al massimo tre/cinque disabili, compatibili caratterialmente fra loro, affidati ad educatori formati e capaci che dovranno essere ritenuti idonei anche dalla Fondazione stessa.
  • La Fondazione garantirà, mediante un attento monitoraggio, l'applicazione e il rispetto delle volontà contenute nell'eventuale contratto sottoscritto con la famiglia, rendendosi garante della correttezza e della trasparenza della gestione.

A differenza delle modalità tradizionali, il disabile non sarà considerato "oggetto" di assistenza, ma soggetto e figura centrale del proprio percorso di autodeterminazione, con i suoi limiti riconosciuti e supportati.


Questo nuovo percorso sociale trae ispirazione e forza anche dalla più recente Legislazione: l'art. 14 della legge Quadro sull'assistenza, n. 328 dell'8/11/2000 e l'art. 7 comma 3, della legge R.E.R. n. 2 del 12/03/2003, dove chiaramente si codifica una progettazione individualizzata all'interno della territorialità comunale.


Lavoreremo anche per promuovere una cultura della partecipazione, della donazione e della corresponsabilità sul nostro territorio, e a tutte le forze in esso presenti chiederemo una collaborazione che possa contribuire allo sviluppo di una vera solidarietà tra gli esseri umani.

 

Intervista a Rino Montanari: Per una cultura del "durante" e "dopo di noi" a cura di Nicola Rabbi

copHP 2014 marzo 2.preview  

Come è nata la vostra esperienza di residenzialità autonoma per le persone disabili?

L'avvio dei nostri progetti di vita indipendente per persone con disabilità è nato dall'idea di quattordici famiglie di creare un soggetto giuridico che potesse progettare e gestire percorsi di autonomia e di uscita anticipata dalla famiglia. La prima esperienza è nata a Castel Maggiore (BO) nel 2004 in un appartamento messo a disposizione dal Comune e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Si trattava di un progetto sperimentale gestito dal Servizio Socio Sanitario di Pianura Est in collaborazione con l'associazione Idee ed Esperienze.

Nel frattempo veniva presa in considerazione la costituzione di un soggetto giuridico adatto a gestire sia i progetti di vita indipendente sia lasciti provenienti dai genitori stessi o da altri. Così è nata nel 2005 la Fondazione di Partecipazione Le Chiavi di Casa Onlus.

 

A chi si rivolge? Come sono i criteri per accedere alla casa?

Si rivolge in primis ai figli dei fondatori che abbiano intenzione di intraprendere un percorso di vita indipendente prima che la famiglia non sia più in grado di prendersi cura del proprio figlio.

Al momento gestiamo due progetti, uno nell’appartamento “Raffaella” di Castel Maggiore (BO) e uno nell’appartamento “Maria Assunta Fabbri” di Granarolo dell’Emilia (BO); disponiamo inoltre di un terzo appartamento nel quale vorremmo avviare un nuovo progetto rivolto a 3 persone con disabilità. I progetti sono gestiti in collaborazione con le istituzioni del territorio di Pianura Est ed hanno carattere di domiciliarità.

Al momento quindi i criteri di accesso vengono condivisi con i Servizi del Distretto Socio Sanitario di Pianura Est e ciò implica l’esclusione di disabili gravi o disabili mentali, lasciando possibilità di accesso solo a persone con lieve disabilità.

La nostra mission tuttavia è quella di poter rendere possibile un progetto di vita indipendente per tutti coloro che ne facciano richiesta, anche in altri comuni della Regione Emilia Romagna. I progetti devono essere studiati insieme alle famiglie e alle istituzioni di riferimento.

 

Quale è la struttura organizzativa che permette il funzionamento?

La struttura organizzativa dei due progetti (che hanno carattere di domiciliarità e che riguardano ospiti con lievi disabilità) prevede la presenza di una colf che convive con gli ospiti ed è supportata da un’educatrice professionale. C'è anche un’impiegata amministrativa che si occupa della contabilità e della gestione del personale.

I finanziamenti avvengono attraverso il versamento mensile di una quota familiare e di un intervento pubblico a copertura delle differenze. I costi di gestione annuale di un appartamento con tre persone disabili variano dai 55 ai 60 mila euro.

 

Quali sono i punti di forza di questa esperienza?

Il principale punto di forza di questa esperienza è il fatto di riuscire a evitare il trauma della collocazione d’emergenza di una persona disabile che si trovi improvvisamente sola a causa del cedimento delle risorse familiari.

I progetti di vita indipendente permettono la realizzazione di esperienze durante noi, per prepararsi con serenità al dopo di noi.

I ragazzi iniziano un percorso di autonomia continuando a vedere la famiglia nei week end fino a quando è possibile e ciò li allena e li prepara gradualmente a un distacco dolce dalla famiglia. Al tempo stesso anche i genitori possono affrontare con meno timori e meno angoscia la risposta alla domanda: “che ne sarà di mio figlio quando non ci sarò più? Con chi vivrà? Dove andrà?”

Un altro aspetto positivo è il basso numero di persone all’interno dell’appartamento, che consente di creare e mantenere un clima familiare ed un’alta qualità della vita.

Dopo quasi dieci anni di attività possiamo infine segnalare l’importanza di un altro punto di forza: l’integrazione nel territorio, la collaborazione e il sostegno di singoli cittadini, associazioni, aziende ed istituzioni.

La Fondazione di Partecipazione è il soggetto giuridico che può garantire il durante noi e la corretta gestione dei capitali familiari attraverso la stipula di appositi contratti personalizzati.

 

Quali gli aspetti più critici, quelli che potrebbero e dovrebbero essere migliorati?

Nonostante la positività generale delle esperienze in atto, conosciute e valutate molto bene dai Servizi e dalle famiglie coinvolte, non esistono una cultura e una politica del durante noi che stimolino la realizzazione e la diffusione del modello.

Quasi sempre la famiglia non si decide mai a intraprendere percorsi di autonomia del proprio figlio disabile pur essendo questo un diritto. Questo avviene sia per una mancanza generalizzata di una cultura del durante noi sia per motivi più strettamente emotivi ed affettivi connessi allo stretto legame genitori-figli.

Per noi è di fondamentale importanza co-costruire i progetti insieme alle istituzioni ma il dialogo non è sempre facile e bisogna trovare continui compromessi.

Altre criticità sono legate al reperimento di fondi per far fronte alle spese economiche, a difficoltà burocratiche e alla ricerca di nuovi volontari.

 

tratto da Home sweet Home, Percorsi ed esperienze di autonomia abitativa di persone con disabilità, Marzo 2014

HaccaParlante