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Amici Speciali

Alessandro Bergonzoni

 

C'è chi dice:

"dopo di me, il nulla"

È una frase da eroi,

a volte da artisti,

da persone di spettacolo.

Forse lì va bene.

Per questa Fondazione

vale il contrario:

"Dopo di me, ancora"

I tre ancora:

ancora qualcosa,

ancora qualcuno,

ancora tutto.

È la regola del tre.

L'energia che non lascia mai al buio una città

non può lasciare nell'ombra

i suoi soli splendenti.

 
Alessandro Bergonzoni
 
 
Bergonzoni Alessandro
 
 
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Alessandro Bergonzoni, l'Amico della "Casa dei Risvegli" di Luca De Nigris ha gentilmente concesso alla Fondazione "Le Chiavi di Casa" onlus una espressione poetica e una intervista che qui alleghiamo:

 

Alessandro Bergonzoni

 

 

C'è chi dice: "Dopo di me, il nulla"

È una frase da eroi,

a volte da artisti,

da persone di spettacolo.

Forse lì va bene.

Per questa Fondazione vale il contrario:

"Dopo di me, ancora"

I tre ancora:

ancora qualcosa,

ancora qualcuno,

ancora tutto.

È la regola del tre.

L'energia che non lascia mai al buio una città

non può lasciare nell'ombra

i suoi soli splendenti.

Bologna, 6 /10/ 2006.

 
 

INTERVISTA

 

In quale fase della tua vita hai preso coscienza della disabilità?

In fasi delle vite precedenti, sicuramente: io credo nella reincarnazione e quindi anche in un percorso che prescinde dalla mia vita attuale. Per quanto riguarda questa mia esistenza, avevo tredici anni quando mia madre mi portò a frequentare il manicomio in cui era ricoverata una sua amica. Allora il manicomio era una realtà abbastanza devastante....

 

Ho continuato poi, karmaticamente, a frequentare persone che avevano del disagio: per filantropia, in un ambito catto - cristiano un po' colpevolista, finché quattro o cinque incontri significativi mi hanno aperto altri scenari... E da lì, la concreta spaziatura nell'ambito del coma.

 

Non ci sono stati quindi dei grandi "casi". La verità di un fatto che ti smuove... Il padre che muore, un fratello che muore giovane, una malattia... Sono sempre stato in questo un grande privilegiato.

 

Nel successivo percorso di elaborazione personale sei cresciuto, maturato?

Oh, maturato è una parola molto grossa! Un po' cresciuto sì, ma per dirmi maturato, credo avrò bisogno di altre vite... Però sicuramente sono in cammino e ora mi sento molto impaziente. Non sopporto più il "non complicarsi" la vita: complicazioni non da peggioramento, ma da complessità, dalla necessità di andare a vedere altro. Altro e altrove.

 

Come vedi la società odierna in rapporto a queste problematiche?

Ci sono due grandi possibilità: la possibilità positiva e negativa. Anche se non mi piace tanto usare questi termini, sembra una pila. C'è, da un lato, il desiderio, l'aspirazione a dire: "Finalmente voglio cambiare, cerco qualche cosa perchè voglio nutrirmi davvero" Questo è il lato positivo, ma con delle grosse riserve perchè lo si fa per reazione, non per vera scelta! Allora tutti cercano il Festival della Filosofia, tutti cercano il Festival della Poesia, tutti cercano Terzani... Dopo però, finito di lavarsi, di darsi questo profumo... tutto è come prima. Non c'è stato niente di cosmico, niente di energeticamente potente.

 

L'altro è, invece, il lato negativo estremo: il fenomeno della distrazione di massa che sta cogliendo tutto. La vita è economia, amministrazione, gestione e politica: tutte cose importanti, ma sicuramente non fondamentali, assolutamente non uniche.

 

Invece c'è qualche cosa di molto più vasto. Dispiace che con un po' di confusione della New Age, con un po' di religione fatta male, la parte spirituale dell'essere umano, come dicono antroposoficamente gli steineriani, risulti stravolta o ignorata.

 

Dei problemi connessi alla disabilità, la famiglia si è sempre fatta carico finché ne aveva le forze. Quando la famiglia veniva a mancare, subentrava l'Istituzione per far fronte all'emergenza....

 

Ma l'emergenza non può durare una vita!

 

Lo Stato dovrebbe supportare, non sopportare. E dovrebbe trovare condizioni anche dove la famiglia, come la vostra Fondazione sintetizza, non può più arrivare per motivi di età biologica. Un genitore non esiste per sempre, un fratello non esiste per sempre. Io non voglio che lo Stato si surroghi alla famiglia, ma che costituisca dei luoghi, luoghi anche mentali, e delle condizioni per una vita che non sia relegata all'ospedalizzazione e al cronicizzato. Sarebbe fondamentale.

 

Io credo molto anche nelle cose materiali. Non ho nulla contro chi ha una barca: il mio criterio è quello di valutare come l'ossessività amministrativa e politica possa, di fatto, distrarre da altri temi, veramente fondamentali. Quando un ospedale funziona perfettamente, quando la giustizia funziona assolutamente, solo allora si può pensare agli agi della vita materiale.

 

Mi si permetta una provocazione: io non voglio dare tutto questo valore alla famiglia. Non può avere tutto questo valore, la famiglia. L'essere che tu hai di fianco sul pianerottolo deve avere una condizione di coscienza, di trascendenza nei confronti dell'altro che non può essere data solo dalla famiglia. Sono stanco di questo concetto: "Io sono tua madre e posso conoscerti e accudirti". No. "Io sono il passante per la strada, posso conoscerti e prendermi cura di te".

 

Non posso pensare che l'estraneo sia un estraneo, non ce la faccio più. Consideriamo speciale un uomo che si è fermato, che ha soccorso... Ma si dovrebbe considerare speciale in senso negativo, e quindi fuori dalla norma, chi è andato dritto e non ha soccorso! Io credo nella famiglia ma, a mio parere il rapporto non è di sangue; il rapporto deve essere di trascendenza. Ci sono genitori pessimi da cui bisogna andarsene: un'ereditarietà negativa sotto forma di blocchi, malattie, danni....

 

Come ho detto più volte a Benigni, più che leggere Dante, facciamo in modo che la gente scriva Dante, cominci cioè ad avere un altro rapporto anche con l'azione, non solo con la beatificazione davanti a Dante o davanti ai miti. Deve scattare una tridimensionalità La gente mette lì: "carità cristiana", oppure "pietas". Vanno bene, però se vogliamo parlare di sociale, di politica, facciamo un gradino, ci dobbiamo alzare.

 

La Fondazione "LE CHIAVI DI CASA" si pone in un'ottica innovativa: finché le famiglie sono presenti con le loro forze, insieme a loro, verranno tracciati e costruiti dei percorsi individualizzati, rispondenti il più possibile alle esigenze di ogni ragazzo. Ci sembra doveroso e necessario.

 

Fammi dire un'altra parola: NATURALE, non doveroso. E' un dovere o una naturalezza il fatto che, perdona la retorica, io debba portare l'acqua in Africa? E' eroico o è NATURALE?.

 

La presa di coscienza di una corresponsabilità che coinvolge tutti...

Sì, ma questo è ancora il lato sociale, il lato politico. Io chiedo anche il lato più alto, più trascendentale.
 

Una corresponsabilità umana...

Ma anche "divina"! L'essere umano è troppo "umano", secondo me. Si rifugia sempre nel "sono una piccola cosa" e chiusa lì. Leonardo Da Vinci era una grande cosa, Schweitzer era una grande cosa, Madre Teresa era una grande cosa. Tutti noi siamo potenzialmente una grande cosa, ma restiamo troppo spesso su un piano costantemente modesto rispetto alle aspettative soprannaturali, mascherandoci dietro una falsa concezione di umiltà.